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REVIEW
(a cura di lastfighter89)


A parlarne oggi sembrerà strano, ma in molti sono convinti che sul mercato Arcade (cioè le care vecchie sale giochi), il più grande successo in ambito picchiaduro sia stato Street Fighter 2 che sbaragliò completamente la concorrenza della SNK, che con la sua serie King of Fighters pretendeva di offrire un prodotto diverso, ma in realtà finiva per imitare la Capcom in tutto e per tutto.
La prima vera rivoluzione del genere picchiaduro arrivò nel 1992, con la serie Mortal Kombat, ancora oggi sinonimo di "rivoluzione" e "ribellione" giovanile e non solo: grafica fotorealistica, e litri di sangue, terribili mosse sia durante il combattimento, sia a combattimento finito e le leggendarie Fatality (pronunciato al singolare, nonostante l'articolo al plurale) mosse con le quali era possibile uccidere l'avversario sconfitto.
Gli anni novanta erano gli anni in cui il mito del metal finiva quasi definitvamente e si rivelò per molti giovani una delusione in campo musicale, propio negli anni novanta le discoteche diventano una consuetudine anche qui in Italia, propio nel 1992 il cinema apre gli occhi su una nuova e ben più violenta realtà con il leggendario "Le iene" di Quentin Tarantino.
E allora fra rivoluzioni svanite e avvenute, fra battaglie perse e vinte, finalmente il videogioco, da semplice divertimento viene considerata una vera e propia forma d'arte.
Tutto questo è iniziato con Mortal Kombat, vero e propio fenomeno mediatico; si parlava di Mortal Kombat (un videogioco!) sul New York Times e sul Washington Post oltre che sulle riviste specializzate; si parlava di Mortal Kombat ai telegiornali, per la prima volta i videogiochi non erano visti come una cosa per bambini.


Le ragioni del meritatissimo successo sono tante: il facile gameplay che attibuiva semplicemente i movimenti base e gli attacchi (oltre che uno specifico pulsante per la parata) permetteva di giocare sia a un dodicenne sia a un quarantenne che di memorizzare pulsanti e combinationi non ne voleva sapere.
Ma soprattutto la grafica fu l'elemento caratterizzante della serie: non più personaggi dal look cartoonesco, ma persone "vere" che si scambiano colpi; ma anche tanti e tanti litri di sangue, decapitazioni, personaggi bruciati vivi, privati del cuore o addirittura sbattuti da una struttura superiore su delle taglienti ed affilate lame che si conficcavano nei corpi dei nostri avversari che doloranti si straziavano con urla di dolore tanto irrealistiche quanto stupide e divertenti; forse fu in questo che Mortal Kombat non fu preso di buon occhio dalle mamme iper-protettive e dai media (che presero la palla al balzo per aprire una vera e propia crociata contro Mortal Kombat per fare un bel mucchio di quattrini, anche se poi si scoprirà che tutta questa crociata contro Mortal Kombat si è rivelata favorevole alla serie stessa che così ha goduto di interesse e publicità internazionale): ridere nel vedere un essere umano soffrire in maniera atroce.
In realtà la Midway ed i due creatori del franchise, Ed Boon e John Tobias, avevano reso il tutto dannatamente divertente, uno stile non troppo "dark" nè troppo bambinesco, ma che fosse serio al punto giusto. Propio come un film d'azione di Hollywood, la visione non doveva scadere nel ridicolo, ma non era male se si riusciva a strappare una risata ogni tanto allo spettatore.
Forse è questo lo spirito che manca alle produzioni odierne: avere un stile "serio" e che diverta, senza mettere tensione o rabbia. Il resto del gioco, forse è un po' sopravvalutato, ad esempio le musiche non erano niente di eccezionale per i tempi e il sonoro in generale non brillava, visto che almeno sette dei dieci personaggi totali avevano la stessa voce!
Non che fosse malaccio, ma il primo Mortal Kombat non era neanche un grande capolavoro; semplicemente un buon gioco che fra i suoi meriti ebbe di sicuro quello di aver rivoluzionato il genere e di essersi fatto della pubblicità, ma che, se non avesse goduto di tante critiche, di sicuro non avrebbe avuto tutta la popolarità che la serie Mortal Kombat si porta appresso dal 1992. E dal 1992 a oggi sono passati la bellezza di quindici anni e il franchise continua ad avere migliaia di fan in tutto il mondo. Al giorno d'oggi invece la serie Street Fighter si può dichiarare morta, dopo tanti anni di onorevole servizio alla causa, dopo il fallimento del passaggio al 3-D.
E allora, secondo voi, chi l'ha vinta la guerra fra Street Fighter e Mortal Kombat?


Ma analizziamo tecnicamente il gioco: la grafica, come già detto gode delle nuovissime (almeno per l'epoca) tecinche di motion-capture; anche se questa tecnica era sperimentale e non si basava sulla fedele riproduzione dei movimenti eseguti da persone vere, ma si basava invece su scatti simultanei di fotografie unite vie animazioni grazie al photoshop e al formato spritesheet. Niente male come idea, se non fosse per gli scenari incredibilmente sproporzionati rispetto ai personaggi (difetto ancor più evidente nella versione SEGA Genesis) e per gli elementi dello scenario stesso, vistosamente dipinti a mano.
In compenso però il gioco è fluidissimo, gli effetti di luce e le ombre, proporziaonate per le tecnologie del tempo sono impeccabili. Al tutto agiungeteci un'ottima cura estetica del gioco con filmati dei personaggi, foto in movimento, finali e introduzioni. L'audio ad inizio anni '90 non era considerato come un elemento essenziale per un videogame, le musiche e gli effetti sonori inizieranno ad avere importanza soltanto con l'avvento dei survival horror, quattro anni dopo.
Diciamo che quel poco che si sente in ambito musicale in questo Mortal kombat è più che accettabile. Nella versione arcade le musiche sono abbastanza simpatiche e si può notare anche la musica d'apertura del film di Bruce Lee "Enter the dragon".
Le versioni console, AMIGA escluso, hanno musiche e suoni metallici e ripetitivi, dovuti allo scarso interesse da parte della SEGA e della Nintendo di implementare l'audio delle loro console, visto che le cartucce avevano una memoria molto limitata.
Su dieci personaggi totali, di cui solo sette giocabili, si nota che soltanto Sonya ha una voce diversa dal gruppo (escludendo Goro, che è un po' la mascotte del gioco, e quindi anche il personaggio più curato). Il che logicamente toglie quel realismo che la grafica faticosamente aveva creato.
Parlare di longevità in un picchiaduro 2-D di 15 anni fa, oggi non ha molto senso: infatti essendo sviluppato originariamente per le sale giochi, Mortal Kombat non puntava tanto sulla durata del gioco, quanto sulle partite che ogni videogiocatore poteva fare. Quindi una volta finito il gioco con i sette personaggi base e aver scoperto Reptile, non resta molto altro da fare.
Più che altro il gioco raggiuge una longevità infinita nel gioco a due, ma è giusto comunque precisare che Mortal Kombat è godibilissimo sia in compagnia che da soli.


GIUDIZIO COMPLESSIVO: Un grande gioco che ha fatto la storia, nonostante il vero "successo" della serie si è fermato con questo primo episodio, soggetto di forti critiche che però hanno contribuito in gran modo alla sua popolarità. Il resto è nella norma, ma il gioco non fa mai gridare al miracolo!

GRAFICA
9/10
SONORO
7/10
GAMEPLAY
8/10
LONGEVITA'
7.5/10
TOTALE
7.8/10

PRO:
CONTRO:
- Grafica fotorealistica
- gioco estremamente fluido e veloce
- tanto sangue e violenza
- un caso nazionale e internazionale
- il videogioco si erge da divertimento a
--forma d'arte
- le fatality di questo primo episodio
--sono -le migliori!
- Voci dei personaggi troppo simili
--per essere credibili
- se non si ha qualcuno con cui
--giocare, il divertimento finisce in
--fretta.